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Io l'inglese lo imparo così!
Articolo di Piero Valentini, pubblicato su English4Life n. 2   
 
WITH A VERY BIG THANK YOU FROM THE ENGLISH GRATIS TEAM!


Qualcuno si potrà stupire del fatto che dedichiamo tanto spazio ad una lettera di un nostro lettore. Eppure il contenuto ci è sembrato talmente “utile” da doverlo assolutamente pubblicare.

Salve, vi scrivo per inviarvi complimenti ed auguri per la vostra rivista. Inoltre, pensando voi siate interessati all'opinione dei vostri lettori, intendo mettervi a conoscenza delle mie opinioni.

Ho acquistato il primo numero di English4Life incuriosito dalla pubblicità in prima pagina su Repubblica.

La genuinità del vostro approccio ha suscitato la mia simpatia e mi trovo d'accordo con quanto detto nell'intervista a pag.16 del primo numero.

Mi ha molto divertito ed incuriosito il fatto che le indicazioni per l'apprendimento che voi tracciate coincidano in buona parte con quelle su cui io stesso, nel mio studio autoorganizzato della lingua inglese, mi stavo già muovendo.

Vorrei dunque raccontarvi brevemente il mio rapporto con la lingua inglese per dar conto degli strumenti che ho trovato utili per l'apprendimento. Una parte di questi combaciano con le risorse che offrite nella rivista, altri invece potrebbero rappresentare dei suggerimenti e delle proposte.

Inoltre le esigenze per cui ancora non ho trovato strumenti sufficienti, cui dedico un paragrafo a parte, potrebbero esservi di ispirazione per sviluppare la rivista nei prossimi numeri. Chissà.

Ho ora 28 anni. Nonostante il mio inglese scolastico abbia sempre riportato ottimi voti, da quando ho terminato il liceo, esperienze di viaggio all'estero e soprattutto in Inghilterra mi hanno condotto ad accrescere ulteriormente la mia voglia nonchè la necessità di andare oltre ciò che si impara a scuola.

Ciò significa acquisire almeno 3 cose:
1)  un vocabolario più ricco e legato a situazioni della vita quotidiana, che sappia distinguere tra linguaggio formale ed informale;

2) la conoscenza delle espressioni del parlato in ordine a diversi tipi di relazioni interpersonali;

3) la sicurezza nella pronuncia.

Certo, un periodo consistente di soggiorno in un paese di lingua inglese mi avrebbe aiutato molto ma non potevo spostarmi per periodi troppo lunghi dalla mia città. L'apprendimento della lingua continuava e continua a risultare molto divertente come passatempo e comunque utile per eventuali spostamenti sia per lavoro che per vacanza. Dopo aver lavorato per un po' in un pub irlandese a Roma ho ora diversi amici ed amiche di lingua inglese e già soltanto chiacchierare con loro, oltre ad essere affettivamente molto stimolante, è anche decisamente istruttivo per entrambi.

Questo ha rappresentato per me una sorta di circolo virtuoso: saperne di più mi spinge a volerne sapere di più.

Ho cercato allora di trovare strumenti che fossero non solo utili ma anche piacevoli. Li elenco:

Film in lingua originali sottotitolati in inglese. Al momento penso che l'alternativa più valida sia "The English Movie Collection" della De Agostini che allega un libretto con tutti i dialoghi e un glossario con le espressioni idiomatiche. La cosa importante è che, fatti due conti, l'acquisto dei trentatre film della collana (per assurdo, non li comprerò mai tutti) è più economico e vantaggioso dell'acquisto del DVD e del noleggio di trenta DVD per pochi giorni ciascuno.

L'oroscopo in inglese. Qui abbiamo un tipo di letteratura breve e quotidiana con espressioni colorite che parlano di sensazioni, di rapporti interpersonali e di possibili linee di condotta da prendere. Leggendo l'oroscopo in realtà impariamo a parlare di noi, di come ci sentiamo con gli altri, a dare consigli etc. Su internet ci sono un'infinità di oroscopi in lingua inglese ma quello che consulto io e che trovo molto utile è la sezione astrology di Yahoo all’indirizzo astrology.yahoo.com

Le riviste femminili. Me le passano le mie amiche. Come dite a pag. 7 sono utilissime ma quella che io trovo formidabile è Chat. Dategli un'occhiata, per voi potrebbe essere un pozzo di idee! Spiegare l'utilità e il divertimento offerto da questa rivista richiederebbe una lettera a parte, chiedetemi approfondimenti se volete.
Chat col metodo Casiraghi-Jones sarebbe per me il massimo.

Fumetti. Io sono un appassionato di fumetti ma devo dire che il fumetto inglese tipo Beano è molto al di sotto dello standard italiano rivolto alla stessa fascia di utenza. Quasi indigeribile, non fosse per il fatto che può essere utile alla lingua. Eppure non condivido quanto dite a pag. 28, la scuola inglese del fumetto è stata fondamentale per l'innovazione del fumetto di fine millennio (vedi il volume "Nuvole britanniche. Tendenze del fumetto inglese contemporaneo" di F. A. Amico, Ed. Granata). Lo sceneggiatore vivente attualmente più osannato è l'inglese Alan Moore. Negli ultimi tempi uno dei fumetti più influenti a livello di costume è stato l'inglese Tank Girl di Hewlett e Martin. Forse il problema di reperibilità sta nel fatto che in Inghilterra viene preferita la distribuzione non presso le edicole ma presso le librerie specializzate. Quando a Londra entro nella libreria Forbidden Planet, di fronte al British Museum, rimango estasiato. Probabilmente un problema per voi sono le licenze, ma se cercate fumetti utili questi forse possono essere trovati tra le strips tipo Dilbert, Monty etc. che qui in Italia sono pubblicate da Linus. Realistico e più appassionante di Girl Friday può essere Lost in Heaven, pubblicato in Italia da Castelvecchi.

Riviste bilingue tipo Colors o Label reperibili qui in Italia. Ora ne è uscita un'altra che si chiama "Il Giaguaro" ma il prezzo è abbastanza proibitivo. Se andiamo sulle riviste iperpatinate, come quelle di architettura, possiamo trovare spessissimo testi bilingue. In questo settore una rivista molto bella ed istruttiva è Lotus. Del tutto gratis invece è la rivista di Alitalia.

Testi bilingue. Molto simpatica, istruttiva, avvincente (ed economica, il che non guasta) è la collana di fotografie con presentazione trilingue (inglese, italiano e spagnolo) “The Hulton Getty Picture Collection. Decades of the 20th Century”, Ed. Konemann. Prezzo a volume: 9900 lire. A Roma si trovano facilissimamente.

Nella categoria testi bilingue rientrano ovviamente i testi di letteratura originali con traduzione a fronte. Ho trovato utilissima la collana Paralleli degli Oscar Mondatori. Oltre alla traduzione viene allegata al libro una cassetta che svela la pronuncia. In particolare ho trovato vantaggioso l'ascolto di "Spoon River" di Edgar Lee Masters. È veramente un piacere, prima di andare a dormire, ascoltare due o tre storie e poi semmai controllare sul testo quello che non si è capito. All'ascolto di ogni storia ho la sensazione di trovarmi al banco di un pub con uno sconosciuto che, un po' alticcio, mi racconta la storia della sua vita! È proprio questo che trovo importante: la casualità dell'incontro. Non sappiamo ancora su cosa verterà il racconto, né sappiamo in precedenza i termini che verranno usati, proprio come se vivendo fuori ci imbattessimo in qualcuno.

La TV via satellite. Non ne dispongo al momento ma quando ho avuto la possibilità di fruirne l'ho trovata una possibilità eccezionale. Ancor più se si dispone del Teletext e si va sulla pagina per i non udenti. Si dispone così anche di sottotitoli in lingua originale (purtroppo non sempre completamente coincidenti con il sonoro).

Practical English Usage” di Swan. 

Passiamo al capitolo "esigenze insoddisfatte":

Un lessico situazionale in progress. Le librerie sono piene di phrasebooks. Molti pensano che questi siano gli strumenti poco onorevoli di chi non sa spiccicare una parola in inglese e quindi necessita di frasi fatte. Io trovo invece che questi manualetti di conversazione siano piuttosto utili perché consentono di disporre di un lessico ad hoc per le diverse situazioni che ci risparmia il fastidio di sfogliare l'ingombrante dizionario bilingue. Possiamo andare direttamente alla sezione necessaria del phrasebook e trovarvi la terminologia utile per la situazione specifica. Non è male il manualetto edito dai Viaggi di Gulliver con pronuncia stile Casiraghi-Jones (mentre la casa editrice Vallardi predilige la simbologia IPA, inservibile).Tuttavia i manuali  di conversazione che possiamo trovare sono insufficienti. Le situazioni non sono tantissime e solitamente non si distingue tra espressioni formali e informali. Non ci sono sezioni con frasi idiomatiche. Forse un esempio eccellente potrebbe essere l'Italian Phrasebook della Lonely Planet, che è rivolto però ad anglofoni. Ahimè, però anche questo non basta ancora, ci vorrebbero più forme alternative. Forse il sito di English4Life potrebbe essere utile ad approfondire terminologie e frasi tipiche contestuali. L'utente potrebbe allora scaricarsi dalla rete quello che gli interessa.

Phrasal Verbs. Oh my God! Questi sono il vero mistero per noi italiani. In questo caso in English4Life troverei utili delle storielline per bambini, quasi delle filastrocche, fumetti tipo Beano, che potrebbero illustrare tutte le casistiche di ciascun verbo.

È vero che l'inglese può essere utile per il lavoro ma il fascino della lingua inglese non si limita alla sfera professionale. In tutti i corsi di lingua che ho visto in edicola c'è la solita asfissiante epopea del novizio che entra in ufficio, incontra i superiori, i colleghi etc. Ne esce un mondo grigio e squallido che per fortuna non corrisponde del tutto alla realtà. I colleghi sono anche persone, possono diventare anche amici. E, comunque sia, anche chi si recasse al lavoro in Inghilterra avrebbe del tempo libero e sarebbe bene si giovasse di quel minimo di strumenti per tenere delle conversazioni piacevoli. Gli inglesi che conosco io sono persone creative, sensibili e simpatiche. Le loro espressioni hanno molta verve ma sicuramente non sono di immediata comprensione per chi conosca solo un inglese scolastico. Il mondo lavorativo illustrato potrebbe essere pervaso di maggior vitalità mostrando contesti dove rapporti professionali si mischiano a rapporti umani e affettivi. In tv siamo pieni di questo tipo di narrazioni che oltre tutto sembrano riscuotere molto successo.

Tutta questa attenzione alla carriera sta facendo dimenticare che l'attrattiva della lingua inglese è collegata in misura non indifferente alla produzione di immaginario che il mondo anglosassone porta avanti da almeno quarant'anni. Il riferimento è ovviamente a quella che viene definita pop culture. È emblematico a questo proposito il successo su MTV di trasmissioni e interviste che conservano la lingua originale pur con sottotitoli in inglese e il piacere di ricercare nelle librerie o su Internet i testi delle canzoni preferite.

Una fonte meravigliosa di espressioni del parlato sono le riviste musicali di cui la Gran Bretagna è piena. È vero che quelle rivolte ad un pubblico di teenagers risultano irritanti per la loro promozione di un consumismo sfrenato e non certo consapevole, ma non sono tutte così. Cito ad esempio il New Musical Express.

Forse la mia prospettiva è distorta dal fatto di abitare in una grande città ma a me sembra che inglesi, irlandesi e americani in Italia non siano pochi. Imparare la lingua italiana per loro non è facilissimo cosicché una fetta consistente di loro ripiega su circuiti amicali “protetti” costituiti di soli madrelingua e in cui si gusta una convivialità non italiana. Il lato brutto della vicenda è che anch’essi sentono di sprecare l'occasione di conoscere un modo di vivere differente. Lo scambio con gli italiani per loro non è facile dato che molti italiani, in certe zone del nostro paese, parlano solo dialetto. L'unica alternativa è dunque quella di imparare l'italiano. Ma un italiano che non sia solo quello del libro di grammatica bensì un, per ora inesistente, Italian4Life. Forse nella vostra rivista si potrebbero dedicare alcune pagine a questa fetta di potenziali lettori. L'esercizio sarebbe utilissimo anche per gli italiani che vedrebbero la traduzione delle frasi e delle espressioni della loro quotidianità, quelle che escono fuori più spontaneamente: quelle che veramente piacerebbe sapere dire e che colorano la comunicazione. Vi ringrazio dell'attenzione e spero di non avervi annoiato. Mi piacerebbe sapere cosa pensate di quanto ho detto. Ancora auguri e complimenti. A presto! 


LA NOSTRA RISPOSTA

Caro Piero, più che una lettera ci hai scritto un vero e proprio articolo pieno di esperienze personali e di suggerimenti preziosi che ci sentiamo di sottoscrivere pressoché interamente e che certamente risulteranno utili anche a molti dei nostri lettori.

Per quanto riguarda un Italian4Life inserito all’interno di English4Life l’idea potrebbe anche andar bene se non fosse per la necessità di dare le spiegazioni e la doppia traduzione direttamente in inglese, cosa che non sarebbe molto gradita ai nostri lettori italiani.

Noi vediamo invece due soluzioni separate: per noi italiani, introdurre sulla rivista una sezione di traduzione di italiano parlato in lingua inglese (magari a base di fumetti o fotoromanzi italiani!) e per gli inglesi che vivono nel nostro paese un Italian4Life tutto per loro e che possa, magari, essere venduto anche in Inghilterra e negli Stati Uniti.

L’ipotesi non ci dispiacerebbe!





 




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